Correva il 2013.
Il frigorifero è pieno di denti di leone, di quadri con le piante e fette di limone...
che le tue storie d'amore hanno la resistenza dei fiori sotto ai temporali...

Tentativo

Ti ricordi la lotta coi cuscini nella stanza d'albergo, i fiori rosa che mi hai portato all'uscita di scuola, il nostro primo bacio? Ti ricordi il nostro primo litigio, le notti in bianco, le ore passate al telefono? Penso a quel pomeriggio d'inverno quando mi hai insegnato a dire “amore”, mentre cambiavo le lenzuola del mio letto a castello e mi innervosivo perché non era perfetto. Il cappello che indossavo oggi per tornare a casa l'ho preso nel reparto uomini con te e questa felpa me l'hai regalata la prima volta che ci siamo visti, perché non volevi che dimenticassi il tuo profumo. Mi stringevi piano a te perché avevi paura di spezzarmi, fragile com'ero, dicevi. Ti ricordi il primo capodanno insieme? Il mare freddo di notte, le stelle filanti, la prima volta che abbiamo fatto l'amore dentro la tua panda. Ogni cosa in camera mia, in qualche modo, è legata a te ormai. Guardo le foto appese sul muro: ti ricordi Bologna? I miei capelli colorati, la tua maglietta sbiadita, gli scatti rubati, il bacio sulla fronte. Guardo i cioccolatini presi a Perugia con te quest'autunno, poi vedo le scarpe che mi hai aiutata a scegliere, vedo il libro che abbiamo letto insieme. Sul muro c'è una cartina dell'Italia con un adesivo di due ragazzi che congiunge le nostre città.

Avresti dovuto ascoltarmi quando in quel marzo del 2016 piangendo ti dissi: “ti prego non innamorarti di me, ti prego”. Tu mi amavi già, non è vero? Anche io. Eppure adesso, per quanto ci provi e ci riprovi, non ricordo più cosa mi ha fatto innamorare di te. Domani è il 17 gennaio 2019 e saranno ormai tre anni dal nostro primo messaggio, ma io ti dirò solo: scusa è finita.

pesonelcuore:

“Salsedine”

Erano le 00:30 circa, il mare tremava di luce e noi di freddo, seduti sugli scogli con una sigaretta tra le labbra e i respiri colorati. Tu guardavi il mare, ed io guardavo te. Il mare guardava il mondo, ed il mondo, fermo per un istante, mi raccontava solo di te.

cieli-dipinti:

Voglio stringerti ancora. Torna qui, ti prego.

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Mi chiedo come si possa ignorare

e se le persone si fermano a guardare

se mi baceresti

o preferiresti rimanere fermo a guardarlo.

acourtofwhitesandracism:

I’m sorry but homophobia and racism aren’t opinions

Sto tornando a casa a piedi anche se vivo dall'altra parte della città e ho il naso congelato: ti penso e piango. Non volevo ferirti, ma non potevo fare altrimenti.

ipusheveryoneaway:

“Scese, evitando di guardarla a lungo, come si fa col sole, ma vedeva lei, come si vede il sole, anche senza guardare.”


Lev Tolstoj, Anna Karenina

Anonymous asked: Mi piace più quello che scrivi, ma sei anche molto bella.

Oh, beh allora ti ringrazio e ti mando un abbraccio!

Comunque ricevo un sacco di note sulle mie foto e quasi niente su ciò che scrivo. Fatemi capire: faccio cagare a scrivere o sono molto bella? (per la seconda dubito fortemente, ma le opzioni sono queste)

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Voglio i capelli lisci. (pt.2)

ipotesi-controversa:

Sai.

Stanotte ho fatto un sogno.

Di quelli strani.

Di quelli che racconti a poche persone per paura che qualcuno si possa appropriare del tuo sogno.

Tu c'eri.

Abbiamo parlato. Tanto.

Mi chiedevi cosa ci fosse che non andava, perché fossi così pensierosa in questo periodo, se la situazione fosse migliorata, se la terra avesse smesso di muoversi sotto i miei piedi o se mi tremasse ancora tutto.

E ti rispondevo.

Ti ripetevo che non sapevo nulla di quello che mi accadeva da un po’, che quando te ne sei andato tutto tremava almeno il doppio rispetto a quanto tremasse prima, che no, la situazione, che forse è migliorata per te, per me era un delirio.

Delirante.

Mi hai accarezzato il viso e piangevo, piangevo come quando da bambina mi sentivo incompresa da mia madre.

Mi hai detto che la situazione prima o poi sarebbe migliorata, che facevo bene a partire perche partire anche se fa molta paura, alcune volte, salva la vita, partire ci riporta alle nostre impostanzioni di fabbrica, ci fa ripartire dal punto in cui ci siamo persi.

E forse hai ragione.

O forse sto delirando.

Ma coloro che stanno delirando, solitamente, sono felici.

E io sto piangendo.

Ma non vedi?

Ma non mi abbracci?

Ma mi piacciono i tuoi abbracci. Lo sai.

Non ho paura dei tuoi abbracci. Ma non mi abbracci.

Guardami.

No, non lo stai facendo.

Il tuo sguardo è altrove. Un altrove non definito, un altrove dove mi perderei anche io avessi la garanzia di ritrovarti, di tenermi un po’ i tuoi occhi addosso.

I tuoi occhi mi piacevano, addosso.

Che sogno del cazzo.

E mi accarezzavi il viso quasi per sentire se ero realmente io quella di fronte a te, ma ero io, te lo assicuro; sono sempre stata io, sono sempre li, sempre stata li, in quella rientranza dei pensieri solitari.

Mi dicevi di non tremare.

Eppure la terra continuava a tremarmi senza di te.

E tremava la terra e anche io. E tentavo di restare ferma ma ferma immobile lo ero solo quando mi abbracciati tu.

E non mi hai abbracciato mai.

E la terra tremava tanto perché nei momenti in cui volevo essere abbracciata e tu non c'eri, aumentava la sua velocità.

Fermami, fermati, almeno qui, almeno stanotte.

Dormiamo insieme e poi ci guardiamo l'alba, ti porto la colazione a letto, ma tu continua a restare. Per favore.

Sono stanca di tremare.

fuoco-e-benzina:

Sei bella come Roma.

Stronza come Milano.

cieli-dipinti:

Ieri è successa una cosa che mi ha fatta riflettere molto. Non mi sento di poter dire cosa è successo nello specifico, ma vorrei esprimere le mie riflessioni.

Innanzitutto: mi sento di essere una persona trasparente e sincera, perché riesco a dire sempre quello che penso. Questo mio modo di essere è una cosa che non posso cambiare, cambia però il modo in cui esprimo i miei pensieri e le mie opinioni e questo non dipende da me, quanto più dagli altri. Ognuno riceve sempre la risposta che merita e in base a questo, può capire molto su se stesso, molto più di quanto crede.

Seconda cosa: mi sono resa conto di essere molto più cattiva e arrabbiata quando le vostre offese e i vostri sfoghi non sono rivolti a me, bensì ai miei amici. I vostri giudizi negativi sulla mia vita che non conoscete, non mi sfiorano neanche un po’, al massimo mi fanno ridere, anche se faccio presto a dimenticarmi di tutto. Il problema è quando vi rivolgete ai miei amici: divento una vipera.

Che poi, mi chiedo, avete davvero una vita così insignificante da dover venire a giudicare la mia? Forse no, non sempre. Ma allora cosa vi spinge ad essere “cattivi”? Fatevi qualche domanda e cogliete l'occasione per capire qualcosa in più su di voi.

In ogni caso, sappiate che le parole hanno un peso e che se io oggi scelgo di non dargli neanche un grammo di importanza, è solo perché ho imparato a farlo con il tempo. Spero solo che le vostre parole piene di rabbia e di odio (che spesso sono solo un riflesso di voi stessi) non arrivino mai a chi ancora non ha imparato a fregarsene.

Terza cosa: mi rivolgo alla ragazza protagonista della vicenda di ieri. Se mai leggerai questo post, spero davvero che tu possa imparare qualcosa dalle mie parole, se non per chiederci scusa, almeno per non ripetere i tuoi errori con qualcun altro che potrebbe non essere gentile come lo siamo stati noi. Sappi, comunque, che se hai bisogno di parlare con qualcuno, di aprirti davvero e spiegarci il motivo di ciò che hai fatto e detto, noi rimaniamo disponibili e siamo felici di aiutarti. Ritengo davvero che sotto alle tue parole (cattive con me, insistenti e fuori luogo con lui), ci sia un motivo e una persona vera che ha solo fatto uno sbaglio.

Detto questo, sono felice di essere riuscita a concludere una riflessione di questo tipo in modo ordinato e tranquillo, perché probabilmente qualche anno fa non ci sarei riuscita.

Buongiorno.

Tesoro, ripeto, dovresti proprio parlare dei tuoi problemi con qualcuno, qua stiamo sfociando nella psicopatia.

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